Wolf Creek, paura made in Australia

La locandina del film

Ieri sera mi sono imbattuto in quel genere di film – di dubbia qualità se vogliamo essere proprio sinceri –, ma che per un motivo o per un altro restano impressi nella nostra memoria a lungo.

Hostel movie. Serata cinema come ogni domenica sera nell’ostello in cui mi trovo con il mio gruppetto di amici internazionali. In programma c’è “Wolk Creek”. La curiosità è tanta. Si è parlato moltissimo di questo horror, presentato nella sezione “Quinzaine des Réalisateurs” al Festival di Cannes 2005 ed ispirato a fatti realmente accaduti in Australia, qualche decina di anni fa. E finalmente è arrivato il momento tanto atteso.

Seratina relax? Dopo esserci rilassati attorno a un gran bel divano, con qualche birretta al nostro fianco e snack alla portata di mano, la proiezione ha inizio. Ecco com’è andata …

Numeri da paura. “In Australia ogni anno spariscono 30mila persone. Il novanta per cento viene ritrovato nel giro di un mese, qualcuno entro un anno: del resto invece non si sa nulla”. Con questo incipit non proprio benaugurante ha inizio il film che ci apprestiamo a vedere. E subito un brivido corre lungo la schiena di ognuno di noi.

Road movie in salsa splatter. La storia è ambientata tra Broome e il parco nazionale di Wolf Creek dove tre ragazzi (due ragazze inglesi e un australiano) dopo aver preso parte a feste e sballi di vario tipo, decidono di rilassarsi avventurandosi nell’Outback, il celeberrimo deserto australiano. Dopo la prima parte relativamente tranquilla (in classico stile road movie) accade l’inimmaginabile. O meglio, succede quello che tutti possono aspettarsi in una pellicola di questo tipo, ma che per il solo fatto che non sia frutto della fantasia perversa di qualche folle scrittore, fa decisamente un altro effetto.

Hostel Basterds... Una sventura fa si che i giovani ragazzi incontrino sulla loro strada un uomo che sembra volerli aiutare, ma che si rivelerà il loro peggior incubo. Dopo “Hostel” del promettente Eli Roth (pupillo di un certo Quentin Tarantino) che in “Inglourious Basterds” recita nei panni dell’ormai leggendario Orso Ebreo, ecco un altro lungometraggio che tratta di sadismo senza limiti. Piacere a quanto pare sempre più diffuso.

De Sade forever! Un cinema che si sta spingendo negli ultimi anni verso tutto ciò che è estremo e decisamente disgustoso. Giusto o sbagliato che sia – a ognuno di noi spetta il proprio giudizio –  và dato merito che questo genere di fil sia ancora in grado di incassare parecchi milioni di dollari, alla faccia di internet e della pirateria online.

Gambe in spalla. Riguardo ciò che è accaduto poi nel salotto dove eravamo rimasti all’inizio della nostra storia, diciamo che lo stato d’animo dei presenti oscillava tra lo stupore e lo shock. Soprattutto per coloro che nelle prossime settimane avevano in programma di prendere sacchi a pelo e viveri e partire per la grande distesa chiamata terra rossa. Dopo qualche (ovvia) esitazione però, alla fine siamo sicuri prenderanno la strada tanto agognata.

Boris Puggia

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