Tutta la magia della Turandot

La Turandot in Arena

Il fascino magnetico della Turandot, la grande opera incompiuta di Giacomo Puccini, morto prima di concluderla, è stato protagonista di infinite rappresentazioni nei più grandi teatri del mondo.

Cavallo di battaglia di Zeffirelli. Le drammatiche vicissitudini di Calaf e Liù hanno solcato il palco dell’Arena di Verona, anche quest’anno, nel suo 88esimo festival lirico. L’opera pucciniana è stata diretta da un maestro d’eccezione, il fiorentino Franco Zeffirelli.

Versione maxi. Un cavallo di battaglia anche per l’Arena: si tratta della quarta opera più eseguita, con 16 edizioni e 122 recite. E nonostante la forte crisi che stanno attraversando gli enti lirici, le proteste del corpo di ballo e i tagli da parte del Ministero quest’anno Zeffirelli ha voluto 32 nuovi interpreti che per la prima volta mettono piede in Arena, un numero che non si era mai riscontrato in passato, proprio per rendere quest’opera ancora più magnificente e catartica.

Il finale Alfano. Franco Zeffirelli quest’anno si è occupato di tutte e cinque le opere in cartellone. Ma se nella serata di apertura del festival fece concludere la Turandot col finale “naturale”, ovvero con la morte di Liù, le rappresentazioni successive hanno visto anche il duetto tra Calef e Turandot seguito dalla conclusione trionfale. Nella prima rappresentazione, infatti, Zeffirelli aveva deciso per una versione più filologica limitandosi alla messa in scena delle parti scritte da Puccini stesso, mentre stavolta ha aggiunto il finale scritto successivamente da Franco Alfano.

La ricerca della purezza. Fu la fondazione a decidere di proporre la versione col finale di Alfano, non senza il malcontento del regista che attraverso una lettera ha manifestato tutto il suo disappunto per questa scelta, ritenendo infatti che la versione più pura e vera sia quella senza i sette minuti aggiunti successivamente alla morte del grande compositore italiano. “Alla prima della Turandot a Verona è stato raggiunto forse il più alto indice di gradimento degli ultimi tempi – dice Zeffirelli -. Alla seconda recita, invece, è stata messa in giro dai nostalgici la voce che il successo della prima fu turbato dalle proteste del pubblico”.

Grandiose scenografie. Certo è che la Turadot, così come l’Aida, rappresenta per i registi gli scenografi sempre una sfida per le ambientazioni sontuose. L’opera pucciniana, inoltre, richiede artifizi scenici complessi per i continui cambi di situazione, ora tra la folla in strada, ora presso il palazzo, resi in modo spettacolare dalle scenografie ricche e scintillanti di Zeffirelli, che tra le mura dell’Arena, creano atmosfere davvero suggestive.

Il cartellone. Turandot è in cartellone quest’anno con Aida, Madama Butterfly, Carmen e Trovatore, e l’anno prossimo, dopo due anni di permanenza in Arena, abbandonerà, si spera per poco, il prestigioso palco lasciando il posto a Barbiere di Siviglia, Traviata, Boheme, Nabucco e Roméo et Juliette.

Valentina D’Agnano

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