“No country”, il capolavoro dei Coen

Tommy Lee Jones, un'altra grande interpretazione

Qual è la scommessa più grande che ti sei mai giocato a testa o croce?

Follia Vs Umanità. Sono le parole di un folle, prima di ucciderti. Ma i fratelli Coen saprebbero trovare una scintilla di umanità anche in questa follia.

Da un capolavoro all’altro. Il film di questa settimana è “Non è un paese per vecchi” di Joel & Ethan Coen, pluripremiato dalla Academy Awards. Tratto dal  grande romanzo di Cormac McCarthy.

La vicenda. Llewelyn Moss, durante un pomeriggio di caccia nel deserto, si imbatte prima in un furgoncino carico di eroina attorniato da cadaveri, poi sotto un albero trova un altro cadavere che teneva vicino a sé una valigetta carica, invece, di verdoni. Per la precisione: due milioni di dollari. Ma la storia prende poi una brutta piega…

Non è un mondo per uomini onesti. Llewelyn è una persona onesta ma quel denaro lo tenta troppo. Decide di tenerselo. Ecco quindi che si scatena una serie di eventi che lo vede in fuga da un misterioso pazzo assassino, Anton Chigurh, che uccide con un’arma piuttosto inconsueta, una pistola che funziona tramite una bombola di gas dando, e decidendo il suo cammino lanciando in aria una monetina. Testa o croce. Le indagini sono affidate al disilluso sceriffo Bell che cerca in ogni modo di arginare la serie di omicidi che ne consegue, arrivando, suo malgrado, sempre in ritardo. Dietro quella valigetta carica di dollari ci sono le attenzioni di troppe persone.

Tecnicamente perfetto. Un orologio svizzero questo “No country for old men”. Un diamante prezioso nella storia del cinema e nella storia dei fratelli Coen, che già nel loro passato (il film è del 2007) avevano incasellato diversi successi, sia alla Academy, sia a Cannes. Questo film è irriverente, violento, dissacrante, ma insieme un affresco di umanità laddove apparentemente manca.

Pulp, ma con stile. Un rafforzamento di stile, quello dei Coen, che prende le distanze dai modelli pulp di Tarantino che, invece, enfatizza la coreografia raffinata della violenza ironizzando sulla morte. Qui invece c’è sentimento, c’è profondità in questo mondo senza regole. L’uomo chiave, il vero protagonista, è Tommy Lee Jones, lo sceriffo che cerca di dare un senso al non senso, una morale all’inferno. Un appunto che ci fa tornare a parlare di tecnica.

Struttura aperta. Se il soggetto è di Cormac McCarthy, la sceneggiatura, firmata dai Coen, si rivela una vera novità. Se dapprima il personaggio principale sembra essere Llewelyn (Josh Brolin), a un certo punto del film il testimone passa a Anton Chigurh (un gigantesco Javier Bardem). Llewelyn perde importanza non appena la valigetta coi soldi passa di mano. Una struttura che spiazza e che mescola i contenuti che sono ritenuti il “Bene” e il “Male”.

Colonna sonora muta. Altro punto importantissimo del film sono le musiche. Che non ci sono. Totale assenza di musica extradiegetica: totale spazio alle immagini, alle ambientazioni e quindi agli attori e alla narrazione. Una scelta quasi assurda, apparentemente, ma assolutamente azzeccata. Un coinvolgimento e una tensione a questi livelli difficilmente si erano visti in passato.

Francesco Iannò

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