Leone a Sofia Coppola, italiani a secco

Venezia, il cinema italiano inciampa come Alba Parietti sul red carpet

La rassegna veneziana che si è chiusa sabato ha visto trionfare, a sorpresa, “Somewhere” di Sofia Coppola.

La storia. Un film toccante, che racconta la storia di Johnny (Stephen Dorff), star di Hollywood afflitta da una vita svuotata di senso. Il personaggio è rassegnato a condurre una vita scandita meccanicamente dai riflettori della ribalta, finché non si ritrova a dover trascorrere alcuni giorni con la figlia Cleo (Elle Fanning).

Premio meritato. In questo tempo l’uomo troverà una svolta nella sua vita, scuotendosi dal torpore nel quale era caduto. Una storia delicata, che alimenta gli animi sensibili, ma che non annoia e per questo è stata capace di strappare il l’ambito premio alle altre pellicole più movimentate.

Riconoscimento al maestro. Premio speciale alla carriera per l’americano Monte Hellman, oggi insegnante di cinema presso il California Institute of the Arts, consegnatogli dall’amico Quentin Tarantino. Il regista ha colto l’occasione per affermare che il suo “Road to nowhere” è stato il suo primo vero film dopo 18 anni di assenza. La storia è quella di un cineasta che viene coinvolto in un reato, mentre è alle prese con un nuovo progetto. La vicenda ha le tinte fosche del “noir romantico” e fra flashback e colpi di scena progredisce fino a un inaspettato epilogo.

Premi minori. Altra sorpresa della mostra è stata la Coppa Volpi, che la giovanissima Ariane Labed si è aggiudicata con “Attemberg”, insieme a Vincent Gallo che ha diretto invece “Essential Killing” mentre il Leone d’Argento è toccato ad Alex de la Iglesia con il suo “Balada triste de Trompeta” ed infine “Silent souls” di Fedorchenko si è aggiudicato l’Osella per la miglior fotografia.

Italia(ni) a secco. Chi è rimasto completamente a bocca asciutta sono stati invece gli italiani, che si erano presentati con ben quattro pellicole in concorso: “La Passione” di Mazzacurati, “Noi credevamo” di Martone, “La solitudine dei numeri primi” di Costanzo e “La pecora nera” di Celestini. Un “superflop” afferma “La Repubblica” ed infatti era da anni che la mostra non si concludeva senza un solo premio al cinema italiano.

L’alba del nuovo giorno. Infine, nota di colore per Alba Parietti che, alla cerimonia di premiazione, inciampa sul red carpet, scoprendo “accidentalmente” il seno, immagine simbolo di un cinema, il nostro, che ha un impellente bisogno di rinnovarsi.

Roberto Carrisi

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