“Buried”, 94 minuti di pura apnea

La locandina del film "Buried"

Novantaquattro minuti senza ossigeno.

Claustrofobia pura. Girato in un solo interno. Fotografia magistrale. Soggetto difficile, anzi impossibile. Eppure Rodrigo Cortés ce l’ha fatta.

Fenomeno nelle sale. Il film di oggi è “Buried” (“sepolto” la traduzione letterale) dello spagnolo Rodrigo Cortés, uscito in Italia questo giovedì, è già stato definito dai critici un caso, un fenomeno cinematografico su cui riflettere.

La trama. Paul Conroy, un autista americano di convogli andato a lavorare in Iraq per guadagnare qualche soldo in più, si sveglia in una bara, una cassa di legno grezzo. Ha le mani legate ed un bavaglio alla bocca, inoltre ha anche diversi oggetti nella bara, messi lì dalle stesse persone che lo hanno chiuso e seppellito sottoterra, tra i quali un telefono cellulare, unico mezzo per comunicare con l’esterno. E comunicare con l’esterno è esattamente quello che deve fare secondo i suoi aguzzini: l’idea è infatti che il povero camionista, sepolto non si sa dove nel deserto dell’Iraq, convinca governo o ambasciata a pagare un riscatto di 5 milioni di dollari per la sua libertà. E soprattutto che lo faccia prima che finisca l’aria. Abbiamo visionato la pellicola in anteprima per voi.

Cittadini di serie A e di serie B. E’ esattamente l’invettiva che si pone questo film: se sei di interesse per il tuo Paese allora vali un riscatto, se non sei nessuno non vali niente. E così Paul Conroy (un magistrale Ryan Reynolds) viene sbatacchiato di centralino in centralino, tra un jingle di attesa e segretarie perditempo, senza che nessuno lo aiuti veramente a risolvere la sua delicata e tragica situazione. Addirittura la situazione sembra destinata a precipitare sempre di più in una vera discesa negli Inferi, e Paul sembra sempre più abbandonato.

Intensità e tecnica. Un film sulla incompetenza dei servizi segreti, sulla freddezza di certe persone che devono parlare con un uomo morto per dargli qualche speranza come è stato loro ordinato di fare, sulla ingiustizia che regna sovrana sui cittadini di serie B, sul terrorismo fai da te mediorientale che non è meno peggio del cinismo e dell’ipocrisia occidentale. Tecnicamente il film è davvero perfetto: girato dentro un interno, senza effetti speciali e praticamente solo in due dimensioni. Una fotografia che mette a dura prova chiunque, forzando l’immedesimazione con buio e ansia. La critica lo ha definito“incredibilmente intenso” dal primo momento ai titoli di coda.

Minimale, reale, claustrofobico. Il miracolo di Buried è l’identificazione totaledel pubblico nel protagonista. E un finale che rende il film un capolavoro di cui, sostengono gli esperti, sentiremo parlare nei prossimi anni. Un finale che potrebbe deludere molti, che potrebbe essere scontato, ma assolutamente non banale. Anzi, il finale è perfetto in funzione del messaggio che il film vuole dare. Andate a vederlo e rifletteteci.

Francesco Iannò

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

About admin