Trionfo e caduta di un eroe moderno

Mickey Rourke in The Wrestler

Un guerriero nasce così. E muore così. Non cambia, lo è per tutta la vita.

Trionfo. “The Ram” non è da meno. Il film di oggi ha sancito quello che tutta la critica ha definito “il trionfo di Mickey Rourke”, The Wrestler (2008) di Darren Aronofsky. Ovvero l’ultimo grande errore della Academy Awards, che non ha premiato l’attore per questa strabiliante interpretazione. Un eroe caduto che vuole essere eroe fino in fondo. Riuscendoci.

E caduta. Randy “The Ram” Robinson (Mickey Rourke) era al culmine della carriera di wrestler professionista alla fine degli anni Ottanta, quando sconfisse l’Ayatollah, il suo rivale numero uno. Oggi però, invecchiato, tira avanti esibendosi per i fan del wrestling nelle palestre del New Jersey. Ridotto in povertà, separato dalla moglie, allontanatosi dalla figlia, incapace di sostenere un qualsiasi vero rapporto umano, Randy vive per il brivido dello show, per l’adrenalina del combattimento e per l’adorazione dei pochi fan che gli sono rimasti.

Fuoco cammina con me. Dopo essere stato colto da un infarto, a Randy i medici consigliano di abbandonare per sempre i combattimenti. Lontano dal ring, Randy prova a cominciare una nuova vita: trova lavoro al reparto alimentari di un supermercato, tenta di riallacciare i rapporti con la figlia e di iniziare una relazione con Cassidy, una lap dancer non più giovanissima (Marisa Tomei). Le cose sembrano funzionare, ma purtroppo il fallimento è dietro l’angolo. Non vedendo prospettive per il proprio futuro, nemmeno nel ruolo di vecchia gloria del wrestling, Ram decide di continuare lo spettacolo fino alle sue conseguenze più estreme. Accetterà la rivincita contro il suo leggendario avversario, l’Ayatollah.

Orgoglio e pathos. “The Wrestler” è tutto ciò che un film drammatico dovrebbe essere. E’ pathos nel senso greco del termine. E’ grandezza e miseria. Un sogno impossibile che trionfalmente, non diventa realtà. Spostando le luci di scena dal ring all’animo spezzato di un uomo, Aronofsky assume un piglio compassionevole, senza mai eccedere nei toni, evitando la drammatizzazione fine a se stessa.

The show must go on. Virando dall’art-rock e dal cinema artigianale e visionario al quale ci aveva abituati, per intraprendere una strada narrativamente più semplice e schematica, il regista statunitense (in)segue da vicino il wrestler, riprendendolo spesso di spalle in quello che appare un moto di deferenza, come se non volesse mostrare il declino dell’eroe. Anche le rocce hanno un cuore. Ma le rocce non hanno paura di essere spezzate da nessuno, tantomeno Mickey Rourke, impavido guerriero proprio come “The Ram”. Attore in declino che, allo stesso modo di Randy Robinson, ha scelto di tornare sotto le luci del palcoscenico. The show must go on. Fino alla fine, fino alla morte.

Francesco Iannò

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

About admin