Polanski arrestato in Svizzera

Roman Polanski

Non se lo aspettava di certo nemmeno lui. Ma le autorità elvetiche lo aspettavano al varco. E così appena sbarcato in Svizzera si è ritrovato in manette. Per un ordine di arresto spiccato negli Stati Uniti più di trent’anni fa.

Come un delinquente, un ladruncolo qualsiasi. Invece l’imputato è Roman Polanski, un pezzo di storia del Cinema (con la C maiuscola) del Novecento.

Ora il regista di capolavori come Rosemary’s Baby e Chinatown si trova in stato di fermo in Svizzera. Sabato è stato fermato (ma la notizia si è appresa solo oggi) quando ha messo piede sul territorio elvetico sulla base di un mandato d’arresto spiccato dagli Stati Uniti nel 1978. La notizia è stata resa nota dagli organizzatori del Zurich Film Festival, che proprio in questi giorni sta promuovendo una retrospettiva dedicata al cineasta. Polanski, che doveva ricevere un premio alla carriera al festival, vive in esilio in Europa da 30 anni. E’ fuggito dagli Stati Uniti, dove è accusato di avere avuto delle relazioni sessuali con una minorenne. La storia sembrava ormai sepolta nell’oblio, almeno in Europa. Ma gli organi di polizia svizzeri non devono averla pensata allo stesso modo. E non si sono fatti alcuno scrupolo di fronte all’importanza del personaggio.

Polanski è «in detenzione provvisoria in attesa di estradizione». Lo riferisce un portavoce del ministero della giustizia svizzero precisando che il regista può presentare un appello sulla decisione. E intanto in Francia – dove il regista ha vissuto dopo l’esilio dagli Stati Uniti – c’è stupore. Sentimento comune un pò a tutta la comunità cinematografica e anche al di fuori di questa.

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