Il genio di Einaudi live in Verona

Il compositore applaudito in Gran Guardia lunedì sera (foto di Boris Puggia)

Serata indimenticabile lunedì sera all’auditorium della Gran Guardia, per celebrare Ludovico Einaudi, uno dei più estrosi compositori in circolazione.

Genio. Il compositore torinese  è reduce dal successo del suo ultimo album “Nightbook”, cui ha seguito un lungo tour europeo. Il ritorno del Maestro a Verona è un occasione speciale per vederlo in una veste poco consueta, pianista e direttore d’orchestra dei Virtuosi Italiani.

Dischi d’oro. Il sodalizio, nato nel lontano 2002, è continuato per quello che è stato Disco d’oro in Italia – Divenire (2006) – ed è culminato con la serata-evento tenutasi alla  Royal Albert Hall di Londra davanti a un pubblico di quasi cinquemila persone da cui è stato tratto un Dvd con allegato doppio cd.

Poliedricità al potere! Un artista dalla grande eterogeneità Einaudi, capace di passare con grande semplicità dal teatro alle colonne sonore musicali. Nanni Moretti è solo uno dei registi che hanno apprezzato il talento di Einaudi con l’inclusione di alcuni composizioni per il suo “Aprile” (1998). Degno di nota anche la commovente “Dietro Casa” ascoltata nel gran bel “This is England” (2006).

Collaborazioni di spicco. I Virtuosi Italiani sono una delle realtà italiane di maggior prestigio nel panorama internazionale. Complesso nato nel 1989 negli anni si sono evoluti molto grazie anche a collaborazioni di grande spicco, musicisti del calibro di Franco Battiato, Giovanno Allevi e Goran Bregovic, solo per citarne alcuni. Per quanto riguarda l’attività discografica gli album pubblicati superano il centinaio e i dischi venduti le 400mila copie.

Tutta un’altra musica. I brani eseguiti hanno spaziato tra “Nightbook” e “Divenire” con numerosi bis.  Su tutti il pubblico ha gradito l’esecuzione di “Primavera”, forse il pezzo più conosciuto di Einaudi, al termine della quale è scaturito un interminabile applauso. Da non dimenticare un accenno all’album “Le Onde” con la riproposizione dell’omonimo struggente brano. Era il 1996 e da allora è stata tutta un’altra musica.

Boris Puggia

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