Un Checco Zalone da record

Una scena del film "Che bella giornata" con Checco Zalone (fonte: la rete)

Quando si dice un film davvero divertente.

Comicità autentica. E il bello è che non è questione di genio. Checco Zalone ha la faccia da scemo del villaggio e la parte gli riesce alla grande. Che poi il film sia anche una triste fotografia dell’Italia questo è da vedere, ma intanto, se l’intento era quello di farci scompisciare dalle risate, possiamo dire che la pellicola è riuscita. Stiamo parlando di “Che bella giornata” di Gennaro Nunziante; protagonista Checco Zalone.

Avatar sconfitto. Sembra addirittura paradossale il successo di questo film che solo nei primi due giorni di proiezione ha incassato ben sette milioni di euro al botteghino superando i ben più pubblicizzati “Avatar” e “Harry Potter”, a sottolineare come l’italiano (o spettatore italiano) abbia sempre più voglia di ridere e divertirsi.

Addetto alla (in)sicurezza. Checco (Zalone), addetto alla sicurezza di una discoteca in Brianza, sogna di fare il carabiniere, ma viene respinto al colloquio (giocandoselo malissimo), per la terza volta consecutiva. Grazie alla raccomandazione dell’arcivescovo di Milano, si ritrova a lavorare come addetto alla sicurezza del Duomo: qui conosce Farah, una ragazza araba che si finge studentessa di Architettura per avere accesso alla Madonnina, ai cui piedi medita di depositare una bomba con l’aiuto del fratello e altri due complici per vendicare la sua famiglia.

Pericolo pubblico. Divenuto guardiano della Madonnina, Checco abbocca immediatamente all’amo di Farah, lui pugliese di madre tarantina e lei “francese di madre bina”. Quel che la ragazza però non immagina è che la maggior minaccia per il prossimo e per il patrimonio artistico italiano è rappresentata da Checco stesso. L’umanità del giovane pugliese e della sua famiglia sta però lentamente facendo cambiare idea a Farah. Intanto Checco aspira a diventare la guardia del corpo del Papa…

Ma dove vorrà mai arrivare Checco Zalone? L’esplosione di questo film è stata davvero dirompente, a tal punto da farlo diventare fenomeno cinematografico della stagione. Zalone, rispetto al precedente film “Cado dalle nubi” (2009) abbandona la chitarra del cantante “neomelodico” e si mette nei panni dell’attore vero e proprio. Il segreto di questo film? L’originalità nelle battute di sicuro, lo spiazzare lo spettatore con dialoghi per nulla politically correct in cui dice ciò che tutti pensano e che nessuno oserebbe mai dire. Zalone ne ha per tutti: parla apertamente di raccomandazione, maltratta gli amici, prende in giro la nonna, offende il nonno defunto che gli ha lasciato un trullo diroccato e niente soldi e ha uno zio maresciallo non proprio deontologicamente corretto. E poi ha il potere di consentire a un grandissimo numero di italiani di identificarsi nel suo personaggio. E non è poco.

Il terrone che batte il terrore. Poi, se vogliamo, c’è anche un accennato tentativo di dipingere la società contemporanea. Un’Italia in cui “se non hai studiato non conta un cazzo”, ma anche un’Italia in cui l’amore della gente, la simpatia e l’ospitalità vince ogni ostilità. Senza anticipare troppo il finale, si può tranquillamente dire, infatti, che “il terrone ha vinto il terrore”. Il terrore che viene da fuori (e da dentro).

Lontanissimo dai cinepanettoni. Una comicità autentica in cui non c’è nulla di riciclato (contrariamente a tutti i cinepanettoni che circolano, vedi i film dei Vanzina, Pieraccioni o Aldo, Giovanni e Giacomo). Una comicità pura, senza contaminazioni volgari (rivedi di nuovo i cinepanettoni dove si punta soprattutto alla presenza dell’oggetto femmina). Non si vede un solo indumento intimo ostentato, nessuna “curva” mostrata in camera, niente di niente, solo il bellissimo visino di Nabiha Akkari, l’attrice nella parte di Farah. A maggior ragione, quindi, “Che bella giornata” è un film che unisce le famiglie e fa passare proprio un sano pomeriggio di divertimento. Chi pensa che sia il solito film comico di serie B italiano si ritroverà piacevolmente contraddetto. Avanti così, Checco Zalone.

Francesco Iannò

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