Monaci Zen, incontro all’Università di Verona

I tre monaci all'esterno dell'Università di Verona (foto di Boris Puggia)

Pace e consapevolezza. Questa la sintesi della lezione tenuta lo scorso lunedì all’Università di Verona da tre monaci della comunità francese del maestro Zen Thich Nhat Hanh. L’incontro è stato un modo per condividere la loro esperienza con studenti e curiosi.

Chi è? Nato in Vietnam centrale nel 1926, ordinato monaco all’età di 16 anni, Thich Nhat Hanh ha operato fin dalla sua giovinezza affinché il buddhismo portasse pace, riconciliazione e fratellanza.

Vivere con integrità. Al Plum Village, monastero situato nel sud della Francia, in prossimità di Bordeaux, che Thich Nhat Hanh ha fondato nel 1982, sono ospiti decine e decine di fratelli e sorelle provenienti da tutto il mondo. Vengono praticate tecniche di meditazione, rilassamento che possono aiutare ogni persona, a prescindere dall’appartenenza religiosa o culturale, a vivere una vita più integra e felice.

Domande irriverenti. A seguito di un quesito provocatorio di uno studente su come sia la convivenza tra i due sessi all’interno della vita monastica, le risatine si sono smorzate come d’incanto. «Noi vediamo le sorelle come parte della famiglia». In alcune zone dell’Asia, infatti, quando vi sono degli incontri con figure femminili i monaci tengono ad interpretarli come ritrovi di famiglia. Quindi una ragazza può essere scambiata per una sorella maggiore piuttosto che come cugina, o una signora come zia. Così dicono «avviene un’interazione più semplice e senza equivoci, dove per una sorella un monaco farebbe qualsiasi cosa e viceversa».

Sono ciò che mangio. Oltre a un maestro americano di origine vietnamita chiamato con simpatia dagli adolescenti che sta crescendo “Fratello Orso”, gli altri due membri della comitiva che ha fatto visita all’Università di Verona sono nostri connazionali e vengono rispettivamente da Verona e Roma. «Io sono quello che mangio, quello che vedo, quello che dico»ci hanno detto. Un linguaggio dove ha prevalso la semplicità, perché «il messaggio non deve essere elitario, ma al contrario deve poter giungere a tutti».

Pratiche Zen. Interessanti le pratiche affrontate quotidianamente nella comunità. La più importante è, senz’altro, quella dell’ascolto profondo. Ascoltare a livelli più sottili non solo la voce ma anche lo sguardo, le espressioni, i gesti della persona con cui si intrattiene una conversazione avviene di rado nella quotidianità, ma è fondamentale per capire profondamente chi ci sta attorno. C’è poi la cosiddetta “tecnica dell’arresto”, che si attua attraverso una profonda respirazione che ci permette di tornare a noi stessi. Vedere cosa ha creato una nostra difficoltà e cercare di trasformarla in qualcosa di positivo, di diverso. Il monaco veronese ha anche ammesso una scomoda verità. “Mangiavo un sacco e quando sono arrivato tre anni fa mi dicevo non posso mangiare così tanto. Alla fine ho distrutto la mia idea, non è il cibo il problema ho capito, non la cosa in sé, ma il peso che gli avevo dato, e così non ci ho più pensato e ora sto molto meglio”.

La giornata tipo. Sveglia alle 5 al Plum Village. Meditazione per tre quarti d’ora circa e poi iniziano gli esercizi fisici, con ben quattro diversi programmi: Tai Chi, Joga, corsa e utilizzo del bastone. Segue alle 7.30 la colazione e poi il corso di lingua: nessuno esente! Inglese ai vietnamiti, vietnamita per chi conosce l’inglese e per chi parla entrambe insegnamento di un ulteriore idioma. Dalle 11.30 alle 12.30 cammino/meditazione, che precede il pranzo e il successivo riposo. Alle 15 è tempo della meditazione-lavoro mentre il rintocco della campana indica un ulteriore momento di relax. Alle 17.30 meditazione con possibilità di canto e infine cena alle 18.30. La serata è dedicata al libero studio. Pensate che il lunedì è il giorno del tempo libero e molti di loro hanno ammesso di trovare qualche difficoltà per il fatto di non aver attività concrete da poter svolgere. Che fine ha fatto il dolce far niente qualcuno si chiederà? La risposta è quasi scontata: «Noi buddisti possiamo anche farne a meno».

Boris Puggia

La redazione approfitta di questo articolo “spirituale” per augurare a tutti i nostri lettori una buona e felice Pasqua. Ci risentiamo dopo le feste!

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