Panariello incanta il pubblico dell’Arena

Lo spettacolo in Arena visto dalle tribune (foto di Boris Puggia)

Panariello non delude mai.

Non esiste. Il comico la scorsa settimana ha presentato il suo ultimo spettacolo, “Panariello non esiste”. “Sono come i Pokemon, nella realtà non esisto” il suo commento. La storia è questa. Un giorno una signora lo ferma per strada e dice al figlio: “Dai saluta il signor Panariello che ti fa tanto ridere!”. Il piccolo risponde: “Mamma cosa dici, Panariello non esiste!”.

Numeri da record. Quarantacinque città, settanta date sold out e oltre 150mila spettatori. Sono solo alcuni dei numeri che il tour di Panariello ha registrato a partire dal debutto, avvenuto il 27 dicembre, fino alla pausa di primavera. Visto il successo a inizio luglio lo show è ripartito e per il momento non c’è ancora una data conclusiva.

Un mix scoppiettante. Un repertorio eterogeneo, dai classici alle new entries. Tante risate ha riscosso il mitico Pierre del Kitikaka di Orbetello, quello de “si vede il marsupio?” per intenderci. E poi la signora Italia, Naomo, che ricorda parecchio un mix tra Flavio Briatore e Roberto Cavalli, Merigo e Raperino.

Caricature moderne. Gettonatissimi anche i più recenti tormentoni. Come Luigi, il “brasiliangi”, con il capello folto e crespo e quella simpatica pronuncia, dove la “g” è sempre presente, e il Sirvano detto Vaìa. Per la cronaca “Vaìa” in toscano sta per “va a quel paese” e questo vecchio filosofo da bar  non si stanca mai di ripeterlo a chi gli sta attorno. Da notare la reazione degli spettatori, che hanno riso ma anche riflettuto sulle amare saggezze di quest’ultimo.

I migliori anni. Accompagnato dall’illusionista e regista Gaetano Triggiani, lo spettacolo è stato scritto assieme a Riccardo Cassini, Sergio Rubino, Walter Santillo ed Alessio Tagliento. Non poteva mancare il “Renatone nazionale”. Panariello oltre alle numerose gag ha voluto mostrare anche le meno note, ma non da meno, doti canore. Come nel finale quando con l’immancabile caschetto nero ha intonato assieme al suo pubblico alcune note de “I migliori anni della nostra vita”.

Boris Puggia

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