Amy Winehouse, una tragedia annunciata

Una vita sempre al massimo quella di Amy (fonte: dal web)

La pulsione verso l’autodistruzione ha reciso l’ennesimo fiore del rock.

Il club maledetto. Amy Winehouse, artista del soul e del rythm & blues pluripremiata, si aggiunge al maledetto “Club 27” che riunisce i grandi nomi della musica morti all’età di 27 anni: da Jimmy Hendrix a Janis Joplin a Kurt Cobain, solo per citarne qualcuno.

Tragedia. Sarebbe stato un “big one”, ovvero una festa letale a base di droghe e alcol a mietere la giovane Amy. Ma questa è solo un’ipotesi dei tabloid d’oltreoceano. Alcuni amici della star hanno, invece, rivelato che la cantante sarebbe morta dopo aver ingerito una pasticca di ecstasy “cattiva” mescolata a grandi quantità di alcol.

Questione di tempo. I genitori di Amy, che da tempo vivono le pulsioni di autodistruzione della figlia come fonte di grande sofferenza, addirittura se l’aspettavano: per Janis, la madre, era inevitabile e aveva raccontato che purtroppo sarebbe stata solo questione di tempo.

Demoni invincibili. Un motivo che corroborava ancor di più il suo malessere sono stati i turbamenti sentimentali: dopo la rottura col fidanzato Reg Traviss, regista, la giovane star era “inconsolabile”, cosa che ha accelerato ancor di più la sua discesa agli inferi. Subito dopo la separazione, la popstar è stata infatti ricoverata nella clinica londinese Priory, senza però mai dare chiari segni di recupero. Traviss ha sempre cercato di aiutare Amy nella sua battaglia contro l’alcol, ma si era reso conto che non avrebbe mai sconfitto i suoi demoni.

amy_winehous (fonte: da web)

 

Belli e dannati. Quei maledetti 27 anni si sono portati via, come già sopra citato, anche altri grandi nomi della storia del rock: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain e Brian Jones sono i più celebri. Poi attorno ai trent’anni persero la vita una moltitudine di altri grandi artisti: John Bonham, Jeff Buckley, Lewis Brian Hopkin Jones, Jeremy Michael Ward, Jonathan Gregory Brandis, Patrick Lamont Hawkins, Richey Edwards, Kristen Pfaff,  Richard Shannon Hoon, Evangelina Sobredo Galanes, Gary Thain, Dave Michael Alexander, Alan Christie Wilson, Robert Leroy Johnsone e altri ancora. E tutti ovviamente non per cause naturali: chi per overdose, chi per suicidio e chi per incidente o addirittura omicidio.

Autodistruzione. La morte di Amy Winehouse, come quella di altri membri del “club”, fa rabbia e impressione, perché si tratta di una morte annunciata, ampiamente prevedibile, vista la furia autodistruttiva manifestata dall’artista da parecchi anni a questa parte e il recente annullamento del tour mondiale dopo lo spettacolo interrotto a Belgrado. Ci si chiede il perché di questo tragico destino che accomuna tante star della musica.

Sul filo del rasoio. Tutti loro hanno deciso di viaggiare verso quell’isola che non c’è, dove tutti i big, le leggende e il rock nella sua essenza dimorano e continuano ad innescare, nella mente di chi ancora vive, nuove strofe e nuovi accordi per chi è sfuggito alla maledizione dei trent’anni o chi ancora deve arrivarci. Ma chi ha il rock dentro di sé non lo teme, anzi lo vive proprio come lo faceva lei e come lo hanno vissuto i mostri sacri che l’hanno preceduta, vivendo ogni giorno su di un filo amanti della vita e disposti a correre senza mai fermarsi tra un assolo e le urla di chi dai piedi di un palco continua ad amarli. “Rehab”, recupero, è stata una canzone di Amy. Purtroppo però è rimasta solo una canzone.

Francesco Iannò

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

About admin