Arena in delirio per i mitici Deep Purple

L'Arena in versione Deep Purple (foto di Boris Puggia)

Quando il rock si fonde con la classica.

Un mix perfetto. Esperimento riuscito alla perfezione quello che ha unito una delle band pioniere dell’hard rock, i mitici Deep Purple, con un’orchestra di musica classica. Quest’ultima, la German Neue Philarmonic Orchestra composta da 48 elementi – di cui circa il 90 per cento fiati – ha dato quel tocco di unicità ad una serata già di per sé memorabile. Un concerto davvero unico.

Evento. Unica data italiana per il tour europeo dei Deep Purple. Oltre dodicimila spettatori hanno preso parte lo scorso 18 luglio al “Deep Purple: the songs that built rock tour”. Numeri stratosferici quelli della band, 43 anni di musica per un totale di 47 album pubblicati.

Mito. Gillan e Paice sono già nella storia. Il “vecchio” cantante del gruppo, Ian Gillan, ha fatto del suo meglio e gli va dato atto per l’impegno, ma gli anni si fanno sentire anche per lui. Lo dimostra la mancanza in scaletta del masterpiece “Child in time”. Oltre a lui degli storici fondatori è rimasto solo l’energico batterista Ian Paice. Li accompagnano poi da metà anni ‘80 il bassista Roger Glover, il chitarrista Steve Morse (aggregatosi nel ‘94) e infine alle tastiere il mostruoso Don Airei che, visto l’estro, è il degno sostituto dell’organista Jon Lord.

La mitica band sul palco dell'Arena (foto di Boris Puggia)

Grandi e piccini. Pubblico eterogeneo in quanto a sesso ed età. La grande sorpresa sono i numerosi giovani presenti, spesso veri e propri capelloni, che accompagnano i padri ad assistere al concerto dei propri idoli, quegli stessi beniamini che i loro genitori ascoltavano venti o trenta anni fa. Un bel vedere sicuramente questo passaggio di consegne tra rockers di generazioni diverse.

Brani leggendari. Ian Gillian ha dichiarato qualche tempo fa che “è oramai impossibile non suonare un set con i nostri greatest hits”. Così è stato, con la proposizione di pezzi come “Hush”, primo grande successo della band, “Perfect strangers”, “Lazy”, “Strange kind of woman” e “Highway star”.

Finale da brivido. Tutta l’Arena si è infine alzata in piedi quando è stato il turno di “Smoke on the water”, al termine della quale il front-man della band ha ripetuto più volte di essere rimasto senza parole (“it’s unbelievable’) davanti alla risposta del pubblico. Come ultimo bis c’è stato spazio anche per la hit “Black Night” che ha chiuso le quasi due ore di show in cui l’anfiteatro romano si è letteralmente tinto di viola, pardon di purple.

Boris Puggia

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