Lou Reed, “a perfect night” al Vittoriale

Lou Reed al Vittoriale (foto www.anfiteatrodelvittoriale.it)

Perfect night.

Vittoriale. E’ stata proprio una “notte perfetta”, per parafrasare un celebre pezzo di Lou Reed (“Perfect Day” dall’album Transformer del 1972) quella del concerto tenuto dal cantante americano al Vittoriale di Gardone Riviera venerdì 22 luglio. Pubblico assolutamente entusiasta quello convenuto nella dimora del Vate D’Annunzio.

Il vecchio Lou. Non è, infatti, cosa di tutti i giorni trovarsi di fronte a uno dei miti della musica rock degli anni Sessanta e Settanta, ma non solo. Lewis Allen – detto Lou – Reed, ha saputo interpretare come pochi le inquietudini di una generazione di giovani newyorchesi di quegli anni.

La locandina del tour di quest'anno

Velvet Underground, il mito. Lanciato dall’artista multimediale Andy Wharol, Reed, assieme a valenti musicisti come Sterling Morrison, John Cale, Maureen Tucker ha formato i Velvet Underground. Tale compagine ha realizzato degli autentici capolavori come “The Velvet Underground and Nico”, per alcuni critici musicali il miglior album mai inciso nella storia del rock.

Cento illuminati. Per non dimenticarsi di “White Light, White Heat”, al cui interno si trovano alcune gemme come la mitica composizione rumoristica “Sister Ray”. Per il primo album, quello inciso insieme alla cantante di origini tedesche Nico, un altro mito della musica come Brian Eno ebbe a dire: “Soltanto cento persone acquistarono il primo disco dei Velvet Underground, ma ciascuno di quei cento oggi o è un critico musicale o è un musicista rock”. Una frase divenuta celebre quasi quanto lo stesso disco forse.

Il concerto. La scelta dei brani del concerto gardonese ha messo bene in luce la parabola esistenziale di una intera generazione pervasa di trasgressioni (“Ecstasy”) e di spiazzanti e originali inni d’amore (“Who Loven the Sun”,“Sweet Jane”).  Reed, apparso all’inizio un po’ affaticato, ha riscosso alla fine un  notevole successo da parte del pubblico. Il vecchio leone malandato, partito inizialmente un po’ sottotono, è tornato a ruggire.

Metal machine band. Il merito del consenso è da spartirsi equamente tra il carisma dell’idolo rock che ha sapientemente modulato la voce tra dominanti e sottodominanti e la sua band, rivelatasi di notevole valore: autentiche ovazioni hanno infatti ottenuto il sassofonista Ulrich Kreiger ed il polistrumentista (chitarra-violino) Aram Bajakian. Ottimo anche il lavoro degli altri membri della band Louis Calhoun ai computer, Rob Wasserman al basso, Toni Diodore alle chitarre, Kevin Hearn alle tastiere e Tony “Thunder” Smith alla batteria. Tra i momenti più emozionanti della serata la riproposizione in una nuova veste di classici senza tempo quali “Venus in furs”, “Sunday Morning”, “Femme fatale” e “Pale Blue Eyes” (dal terzo e omonimo album della saga Velvet Underground).

Mauro Sitta e Christian Besemer

 

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