Il pessismo d’autore di Paolo Migone

Migone in una delle sue classiche pose (foto di Boris Puggia)

“L’occhio nero al panda gliel’ho fatto io”. Parola di Paolo Migone, il celebre comico di Zelig, quello con il camice bianco e l’immancabile occhio nero appunto.

Arena verde. Il 55enne cresciuto dalle parti di Livorno si è esibito venerdì sera a Trevenzuolo, paese distante una ventina di minuti da Verona, nell’ambito di “Estate 2011”, manifestazione proposta dall’Assessorato alla Cultura del comune locale.

“Completamente spettinato”. Migone sta portando avanti questo spettacolo da più di un anno e mezzo e si vede, le battute sono ben calibrate e il pubblico non ha smesso mai di ridere. Nel corso degli ultimi mesi sono state apportate alcune modifiche e nuove idee per rendere il tutto di grande attualità. Si può trovare un po’ di tutto ad una rappresentazione di Migone, come lui stesso ha affermato: “C’è verismo, surrealismo, malinconismo, risatismo …”

Pessimismo d’autore. Nei suoi personaggi quello che emerge con costanza è quella dose di catastrofismo e di sfiducia nei confronti del mondo che ci circonda, che lo porta a fare amare riflessioni sulla vita e in particolare sull’amata e odiata moglie. Nel rapporto con l’altro sesso e con i figli troviamo quell’essere impacciato che tanto ci fa ridere.

Passione per il teatro. Nel suo curriculum troviamo la scuola di Philippe Blancher e Yves Lebreton che ha frequentato e la regia di numerosi spettacoli con attori come Natalino Balasso e Gabriele Cirilli. Da un po’ di tempo, comunque, non si vedeva qualcosa di così divertente in giro; per questo speriamo di poterlo ritrovare nella nuova stagione di Zelig perché, di personaggi così, non se ne può mai fare a meno!

Boris Puggia

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