Anderloni, in scena “Il prete dei castagnari”

Alessandro Anderloni sul palco (foto di Boris Puggia)

One man show.

Un uomo libero. Ha fatto sorridere, riflettere e qualcuno si è persino commosso durante la rappresentazione “Il prete dei castagnari” di e con Alessandro Anderloni, che ha avuto luogo recentemente a Borgo Trento. Il racconto è quello di un prete controcorrente che per tutta la sua vita ha vissuto da uomo libero e verrà per questo ricordato, don Alberto Benedetti. L’hanno etichettato in diversi modi, don Alberto: “ribelle, matto, strano, solitario, anticonformista, controcorrente, genio, barbone”. E ancora “prete scienziato, prete anarchico, prete dinamite”.

L’Isba di Ceredo.  Lui però rimarrà per la gente comune solamente don Alberto, come lui aveva sempre voluto. La sua umile dimora, soprannominata da lui stesso “l’Isba”, è stata costruita con le sue mani a Ceredo, frazione di Sant’Anna d’Alfaedo, mattone dopo mattone e la casa, che ancor oggi si può trovare se si passa da quelle parti è colma di una collezione di libri che nel tempo è divenuta una vera e propria biblioteca con ben quattromila volumi.

Un altro momento dello spettacolo (foto di Boris Puggia)

La Lessinia nel cuore. Nato nel 1911 oltre all’attività di prete, l’altro grande interesse è sicuramente quello per lo studio. La grande curiosità di scoprire come nascono le cose e il perché avvengono certi fatti. Ed essendo un grande appassionato di montagna e di natura lo si poteva tranquillamente incontrare mentre con il suo fucile andava a caccia di selvaggina. Don Alberto non ha mai nascosto il suo amore per la “sua” Lessinia.

Orgoglio veronese. L’opera è stata portata in scena da Alessandro Anderloni artista poliedrico della scena veronese. Le sue ricerche lo hanno condotto a Don Alberto Benedetti ed è con una tesi sulla sua biografia che ha conseguito la laurea in lettere presso l’Università degli Studi di Verona e da cui ha tratto il libro “Il prete dei castagnari”.

Un talento naturale. Anderloni è uomo dalle grandi risorse, attore, regista, musicista e direttore artistico del Film Festival della Lessinia che si è concluso proprio in questi giorni. Con questo monologo ha dimostrato ancora una volta la sua abilità più grande, l’umiltà. Lui che non è scappato dalla sua terra d’origine, ma al contrario ha deciso di rimanere perché come ha scritto “restare a Velo Veronese è stata la scelta di raccontare il microcosmo del mondo, facendo di quelle piccole storie delle storie universali”.

Boris Puggia

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