Carlotto, maestro del noir contro la criminalità

Massimo Carlotto a Villa Buri (foto: Boris Puggia)

L’uomo dal passato ingombrante. Così si era definito Massimo Carlotto nelle prime pagine del suo romanzo di debutto “Il fuggiasco” (1995), storia autobiografica che ripercorre la sua latitanza tra Francia e Messico. Dopo molti anni quello scrittore esordiente è cresciuto e si è fatto una reputazione: oggi infatti è considerato, assieme ai colleghi Carlo Lucarelli, Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo, tra i maggiori esponenti del “noir all’italiana”. Gli ultimi successi letterari “L’amore del bandito”(2009) e “Alla fine di un giorno noioso” (2011) confermano la sua bravura. Senza parlare della grande richiesta all’estero e delle trasposizioni cinematografiche, con gli adattamenti de “Il fuggiasco” e i successivi “Arrivederci amore ciao” (2006) e “Jimmi della collina” (2006).

Si parla di criminalità e informazione. A Villa Buri, San Michele Extra (Verona), si è tenuto il 30 gennaio un dibattito sulla criminalità nel nord est e il ruolo dell’informazione. L’associazione “Libera Verona” ha invitato ad un dibattito lo scrittore padovano. Uno che conosce il Veneto molto bene. Gli ultimi anni hanno visto sempre più spesso celebri scrittori sulle prime pagine dei più prestigiosi quotidiani commentare fatti e notizie. L’esempio più conosciuto è sicuramente quello di Roberto Saviano, in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata, ma non è il solo. Anche Carlotto non le manda certo a dire e non appena ha l’occasione non ci pensa su due volte per dire come la pensa, anche a costo di pagarne le conseguenze.

Massimo Carlotto al dibattito su criminalità e informazione a Villa Buri (foto: Boris Puggia)

Italia: libertà di stampa? Sì grazie. “Siamo al 61esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa (Reporter senza frontiere, gennaio 2012) e qualcosa che non va c’è di sicuro”, è stata la premessa con cui ha iniziato Carlotto. “Io credo in tutti i tipi di informazione, la verità deve diventare un passaparola – ha continuato lo scrittore -. Questo Paese ha bisogno di più informazione. Se non leggi e non ti documenti non potrai mai saper nulla di quello che succede”.

Gli scrittori spalleggiano i giornalisti. La gente secondo Carlotto “ha una fame disperata di informazioni, il mondo dei giornalisti in grande parte non riesce ad agire e c’è un problema di percezione”. È in questo contesto che si inseriscono gli scrittori. Anche il ruolo dei lettori si è negli ultimi tempi evoluto. Se prima vi era in una posizione di passività rispetto  ai grandi media oggi i social network hanno scoordinato tutti gli schemi, dando notevoli possibilità di interazione. “Capita che i lettori consiglino agli scrittori quali casi seguire e raccontare. Con me lo fanno molto spesso”, ha proseguito l’autore.

Storie che raccontano la realtà. Avviene quindi che gli autori si ispirino a fatti realmente accaduti, con nomi e luoghi fittizi, per non incorrere in grane legali. Non è di certo facile e richiede tempo e sacrifici: “Due anni circa per raccogliere materiale per una sola storia” spiega Carlotto. Gli autori si occupano dei temi “bollenti” perché sono maggiormente credibili per il pubblico, che li segue nel proprio sito o sulla pagina ufficiale Facebook.

Le donne: salvadanaio di cultura. In Italia si è considerati lettori forti se si legge almeno un libro al mese. Può sembrare poco ma la cosa ancora più sorprendente è che nel nostro Paese gli appartenenti a questa categoria sono solamente tre milioni e trecentomila. Di cui una grande maggioranza donne.

Boris Puggia

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