Scacchi: da oggi sexy look vietato ai tornei

Imposto il dresscode ai tornei ufficiali, niente più abiti sexy per le scacchiste (foto: web)

Troppe campionesse di scacchi si presenterebbero ai tornei (s)vestite con gonne cortissime o con scollature vertiginose e i grandi capi della European Chess Union (Ecu) hanno detto basta. Proprio in questi giorni si sta tenendo a Gaziantep, in Turchia, l’Europeo di scacchi e i controlli del “dresscode” sono serratissimi.

Sexy campionesse in vetrina. Era il 2004 quando Maria Manakova, campionessa (manco a dirlo) russa, posò in copertina per una rivista russa (Speed) con addosso solo una piccola pelliccia che nascondeva con difficoltà le notevoli grazie del suo splendido corpo. Più recentemente è stata l’inglese Javonka Houska a stendersi su una maxi scacchiera con un vestito rosso fuoco scollatissimo che lasciava ben poco all’immaginazione. L’intento era nobile, certo: quello di rendere intrigante lo sport degli scacchi. Ma si può dire che sia tutto tranne che sexy, facendo storcere il naso a chi ama invece l’austerità di questo nobile sport.

Dresscode imposto: bandito il sexy look. Se la Houska giocasse vestita in quel modo al torneo che si sta tenendo in questi giorni in Turchia probabilmente verrebbe espulsa: lo impone il nuovo regolamento, il dresscode. “Ho visto i primi tre turni del torneo in Turchia – ha raccontato la segretaria generale della Ecu, Sava Stoisavljevic, al sito specializzato tedesco ChessBase – ma per l’abbigliamento la strada è ancora lunga”. Sarebbero infatti ancora molte le giocatrici che si presentano al tavolo con gonne corte. “Per non parlare di quelle che giocano in pantaloncini – ribadisce la Stoisavljevic  -. Anche se sono delle belle ragazze e quindi può essere un piacere guardarle, credo sia necessario mettere un limite, anche perché poi i commenti del pubblico o dei coach sono inevitabili e non sempre eleganti. L’introduzione del dresscode credo quindi sia stata un’ottima idea”.

Da oggi gonne più corte e camicie più abbottonate. Non sono quindi più ammessi abiti attillati e provocanti, per non parlare delle gonne esageratamente corte o le scollature abissali. Il nuovo regolamento ammette gonne di 10 centimetri massimo sopra il ginocchio e camiciette coi primi due bottoni slacciati (sempre che il primo bottone non sia troppo in basso ovviamente). Ma tutto questo non ha a che vedere con la possibilità che le sexy giocatrici distraggano le avversarie o i colleghi maschi che giocano al tavolo vicino, più che altro è una questione di decenza. “Quando facevo l’arbitro, anni fa – racconta la Stoisavljevic – e non c’erano ancora questi dresscode, mi sentii in dovere di riprendere una giocatrice che si era presentata al tavolo vestita come se stesse andando in spiaggia, perché lo trovai davvero sconveniente”. In sostanza il dresscode femminile accetta camicette non troppo aperte, maglie a dolcevita, tshirt o polo; pantaloni , jeans, gonne o abiti interi; scarpe piatte o con il tacco e sneakers (sempre con calzini obbligatori), proibite le infradito. Permessi gli occhiali (anche da sole) ma proibiti i cappelli (se non per motivi religiosi).

Ma anche gli uomini hanno cattivo gusto. Di sicuro non sono solo le donne a presentarsi con abiti poco consoni al gioco. Non è la prima volta che dei giocatori maschi si presentano coi pettorali in mostra o con abiti sgualciti, strappati e maleodoranti. Il nuovo dresscode non accetta più queste cadute di stile e dopo due richiami (uno verbale e l’altro scritto) e la manifesta volontà a non collaborare (ovvero, non andarsi a cambiare per indossare abiti più consoni) potrebbe addirittura scattare il divieto d’accesso nell’area di gioco e l’espulsione varrà anche per il pubblico e per gli stessi accompagnatori. Il dresscode per gli uomini: sono ammessi jeans e pantaloni lunghi; camicie a maniche lunghe e corte o, in alternativa, magliette e polo; giacca sportiva o elegante; mocassini o sneakers (calze obbligatorie). Gli abiti devono essere puliti e stirati e non mostrare segni di usura eccessiva o addirittura buchi e avere un cattivo odore.

Francesco Iannò

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