Rock is dead, electronic music rules

Jim Morrison durante un concerto dei Doors (fonte: web)

“Rock is dead”. Tuonava così Marilin Manson qualche anno fa, precisamente nel 1999. Proprio allo scadere di quel 20esimo secolo che aveva visto la nascita del più ribelle tra i generi musicali. Un eccentrico e furbo provocatore, Manson, che definiva il rock “più morto di un morto”, in quella che è sembrata a molti un’astuta mossa pubblicitaria. Fatto sta che l’esclamazione ha una sua veridicità in quanto, checché se ne dica, il rock ha da tempo terminato di vivere.

“Questa volta è finita davvero”. Aveva destato scalpore un articolo apparso a inizio anno su Repubblica.it. Il noto critico musicale Gino Castaldi decretava la vittoria del pop sullo storico rivale, considerando la top 100 di Billboard Usa come ago della bilancia, perché, a suo dire, non vi era “nessuna traccia del rock di una volta”.

Un mondo senza colonna sonora. In molti se l’erano presa, sentendosi indignati oltre che amareggiati. Curioso perché lo stesso Castaldi citava il movimento degli “indignados” per l’assenza di una colonna sonora che li accompagnasse: “…forse per la prima volta nella storia moderna, non esiste una colonna sonora che racconti di queste nuove esperienze”.

Il live, unica e vera attrattiva  dello spettacolo. La musica di certo non è finita. Se le vendite di cd e dischi costituiscono un ricavo effimero per case discografiche e artisti, i concerti sono la vera attrattiva per i giovani. Facciamo riferimento a questi ultimi in quanto, per capire questo tipo di fenomeni, è a loro che ci si deve rivolgere; come nei ’60 e ’70 erano i ventenni di allora che riempivano piazze e cambiavano la storia. Tutto in nome di un dio chiamato Rock ‘n’ Roll.

La musica è sempre più elettronica. Il futuro della musica si concentrerà attorno alla strumentazione elettronica, un tempo prodotta attraverso campionatori, synth e drum machine, e nell’ultimo ventennio arricchita dalla diffusione di sempre più potenti calcolatori (computer).

Un nome su tutti: Kraftwerk. I pionieri sono senz’altro loro, i tedeschi Kraftwerk, che più di quarant’anni fa diedero il via a questa rivoluzione, e ancora non si sono fermati! Oggi i più grandi festival mondiali hanno come headliner i dj, acclamati come superstar e in grado di mobilitare folle oceaniche. E se fino a poco tempo fa il dj si limitava a “mettere su i dischi” lo step successivo, che è già in parte realtà, sarà la musica elettronica suonata completamente live. Perché il pubblico paga, e anche caro per questi eventi, e ha il diritto di assistere ad un vero e proprio spettacolo musicale.

Ma tutto in realtà era già stato scritto. Non c’è da sorprendersi, tutto era già stato scritto da una leggenda del rock, sì proprio così.

“I guess in four or five years, the new generation’s music will have a synthesis of those two elements: indigenous music and rock ‘n’ roll… and some third thing… It might rely heavily on electronics or tapes. I can kind of envision, maybe, one person with a lot of machines: tapes, electronic setups, singing or speaking, using machines.”

“Credo che in quattro o cinque anni la musica della nuova generazione sarà una sintesi di questi due elementi: musica indigena e roll rock ‘n’roll… oltre a una terza cosa… ci si affiderà, forse, all’elettronica e all’uso di registrazioni. Mi immagino una persona circondata di macchinari: nastri, setup elettronici, che canta o parla, utilizzando le macchine “. Parola di Jim Morrison

Boris Puggia

 

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