Torture porn: punto di non ritorno

Un wallpaper del film "Hostel" di Eli Roth (fonte: web)

Cult movies o disgustosi fenomeni commerciali? La scelta su come definirli spetta al gusto di ciascuno, fatto sta che al botteghino e sulle pay tv hanno fatto il botto. L’ultima frontiera del cinema contemporaneo si chiama “torture porn”, prendete carta e penna e segnate questo nome perché se ne sentirà parlare, e se ne vedrà, parecchio.

“Hostel”, il capofila leggendario dei torture porn. Termine coniato nel 2006 da David Edelstein, del New York Megazine, in seguito alla visione del bizzarro “Hostel”di Eli Roth, dove all’ingresso delle sale veniva consegnato un sacchetto nel caso di effetti diciamo.. indesiderati. Il neologismo fa riferimento all’esibizione di sesso e torture con censure limitate e l’attenzione agli effetti speciali è così maniacale da risultare reale. “Hostel” venne pagato poco più di un milione di dollari e ne ha resi oltre cento, ispirando poi la serie più sadica in circolazione, “Saw”, che al momento è giunta al settimo episodio.

“Antichrist”, “A serbian film” e tanto altro. Per quanto riguarda i masterpiece del genere, se si naviga sui forum dedicati all’argomento le discussioni spopolano. C’è chi elogia “Antichrist”, horror d’autore del danese Lars Von Trier, chi preferisce lo scandaloso “Martyrs”, testa di serie della scuola horror francese. Ma il più esagerato è sicuramente “A serbian film”, di Srdjan Spasojevic. Noi che lo abbiamo visto, spinti dalla curiosità, sconsigliamo vivamente.

Nessuna fantasia: questa è nuda e cruda realtà. Ma se qualcuno pensa a questo cinema come frutto di fantasia di qualche malsano regista o sceneggiatore si sta sbagliando. Siamo di fronte all’ennesima riproposizione della realtà: basta un flashback alle terribile immagini di Abu Ghraib, con i prigionieri iracheni torturati dai soldati americani per capire che queste pellicole documentano fatti ispirati alla realtà. Ed è altresì vero che pellicole come quelle sopra citate possono produrre effetto-imitazione.

Il potere persuasivo delle immagini. I bambini, che con sempre più facilità accedono a questo tipo di contenuti, sono i soggetti sicuramente più vulnerabili. Secondo uno studio dei ricercatori dell’Università di Deusto in Spagna, pubblicato su Social Psychological and Personality Science: “l’esposizione alla violenza può aumentare il livello di aggressività, indipendentemente dal fatto che la persona ne sia testimone o vittima e che l’episodio avvenga a casa, a scuola, o in tv”.

Dal cinema alla tv scene raccapriccianti senza limiti. Non esiste più limite: basta accendere la tv e trovare reality show, in cui concorrenti, pronti a tutto per fama e successo, mangiano vermi o cavallette fritte. O ancora serie tv di grande popolarità, come Spartacus o Dexter, che oramai non fanno neanche più effetto, ma che in passato non avrebbero passato il vaglio censura.

Corpi nudi a tavola. “Embarassing Bodies” invece è un programma televisivo che serve direttamente sulle tavole degli americani il corpo umano all’ora di cena. Si discute di argomenti che di solito si preferisce tenere per sé come tumori al seno o prostata e si è accompagnati da zoomate di parti intime del corpo. Non ci resta che augurarvi buon appetito.

Boris Puggia

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