Pistono e la promessa di cambiare il mondo

Federico Pistono sfida un robot a scacchi (fonte: web)

Il futuro è oggi sinonimo di incertezza, la crisi sta tagliando sempre più risorse alle persone e l’applicazione di nuove tecnologie riduce i posti di lavoro. Ma non c’è da disperarsi. Bisogna essere ottimisti. È quello che pensa Federico Pistono, talentuoso giovane piemontese 27enne immerso nella scienza e nell’hi-tech che ama definirsi in vari modi, “autore, social entrepreneur, divulgatore scientifico, attivista, blogger e aspirante regista”.

Una mente illuminata direttamente dalla Nasa. Si è laureato in informatica a Verona, dedicandosi nel frattempo alle sue passioni nel mondo della tecnologia e dell’informazione. È da poco tornato dal centro ricerche Ames della NASA, dove ha conseguito il master Graduate Studies Program alla Singularity University. In questi giorni è in Italia per partecipare a TEDxBologna, conferenza che si tiene in varie parti del mondo, dove i più brillanti pensatori in circolazione parlano di “ideas worth spreading” (idee che valgono la pena di essere diffuse). Abbiamo contattato Federico e nonostante gli impegni si è reso disponibile per rispondere ad alcune nostre domande.

Ciao Federico, prima di tutto ti chiediamo di spendere qualche parola su Verona, città in cui hai studiato e vissuto. Che ricordi hai di quel periodo?

Verona è una città stupenda e allo stesso tempo piena di contraddizioni. Ricca di cultura e con un’architettura incredibile, eppure l’integrazione sociale degli stranieri è ancora difficile. È un piacere da vedere, assaporare, vivere, eppure l’amministrazione è più preoccupata ad asfaltare, far viaggiare macchine, creare nuovi parcheggi e avvelenarci riaprendo inceneritori. Potrebbe essere un gioiellino di città, se solo la vita delle persone venisse valorizzata più degli affari economici e se il bigottismo venisse sostituito dall’accettazione dell’altro, la sua comprensione.

Sempre a proposito di studi: hai avuto importanti esperienze all’estero, dove la situazione è un  po’ diversa dalla nostra. Come ti esprimi sul settore scolastico e universitario italiano? Tra riforme e tagli, al momento non è dei migliori…

Anche qui paradossi. Alcuni professori eccellenti in mezzo ad un sistema marcio. L’università così come è concepita oggi è un disastro e morirà a breve se non si riforma totalmente. Bisogna essere più dinamici, fare più progetti, lavori di gruppo, imparare la collaborazione, usare strumenti di divulgazione online come Coursera, Udacity, TED.ed e Khan Academy. All’estero l’hanno capito, infatti al MIT e a Stanford già fanno così.

Il tuo libro-evento in uscita il 5 novembre, che presenterai in giro per il mondo si intitola: “Robots will steal your job, but that’s OK: How to Survive the Economic Collapse and be Happy”  (I robot ti ruberanno il lavoro, ma non c’è problema: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici). Come pensi un simile paradosso possa rassicurarci? E se l’informazione si propaga gratuitamente ma un terzo della popolazione mondiale è senza lavoro, chi ci darà da mangiare?

La stessa tecnologia che sta distruggendo il sistema economico e sta creando disoccupazione di massa può essere quella che ci emancipa finalmente dalla necessità del lavoro per la sopravvivenza. Penso che siamo all’alba di una nuova civiltà. Ma possiamo evolvere come società, solo se siamo pronti ad accettare che potremmo dover lasciar andare alcuni degli assunti che ci stanno più a cuore. Il lavoro non nobilita, il lavoro schiavizza. Oggi abbiamo la tecnologia e la conoscenza per ridurre la dipendenza dal denaro e dalle multinazionali, possiamo produrre cibo, energia, case, tutto ciò che ci serve per vivere, spendendo poco e lavorando meno, se ci organizziamo come si deve. Ma dobbiamo volerlo, e lasciar perdere questa assurdità della crescita economica infinita in un mondo con risorse finite.

Nei tuoi interventi parli di estendere internet a tutto il mondo per liberare la conoscenza. Come si può attuare questo progetto per quei Paesi dove vige una dittatura e dove oscurano certi siti proprio per impedire alla popolazione di documentarsi su quello che sta accadendo?

Questa questione è una delle più difficili da risolvere e non ho una risposta sintetica da darvi. Se con la mia compagnia riuscirò a penetrare nei Paesi dove i problemi principali sono la povertà e la corruzione, allora avrò gli strumenti e l’esperienza per cercare di attaccare il problema più grande: quello dei regimi totalitari. Una cosa per volta.

Hai fatto una specie di promessa al mondo, voler migliorare la vita di almeno un miliardo di persone entro dieci anni, per alcuni potrebbe risuonare quasi come un proclamo politico. Visto che siamo in tema che cosa ne pensi della politica? Credi che la corruzione possa davvero cessare di esistere con la conoscenza?

La mia promessa è un obiettivo, che è certamente difficile ma è realizzabile perché si basa sulla scienza, la tecnologia e sul fatto che conosco persone che già lo hanno fatto. È possibile. La politica, come la concepiamo oggi, è obsoleta, inadeguata. Penso che sia destinata a morire e si dovrà evolvere in qualcos’altro. È difficile prevedere in cosa, ma ho qualche idea sui “group think” (pensiero di gruppo), basati su sistemi di reputazione tra “peers” (colleghi) ed evidenza scientifica. Forse prenderò parte nel delineare la piattaforma di un nuovo tipo di governo, è un ambiente molto interessante nel cui lavorare.

Per quanto riguarda le guerre di religione? Alcuni Paesi, anche se hanno libero accesso alla conoscenza, la rifiutano o continuano comunque a giustificare il loro credo per continuare a fomentare il loro odio verso altre culture o religioni. Potranno un giorno musulmani, cristiani, ebrei, e tutti gli altri, convivere pacificamente su uno stesso suolo, in Europa, piuttosto che in Medio Oriente?

Solo quando impareremo ad abbandonare la nostra tendenza a credere a cose senza verificarle. Se veramente avessimo un approccio scientifico alle cose, odio, guerre, pregiudizi, razzismo, omofobia… tutte queste cose sparirebbero. Non so come fare, se non insegnare, a cominciare dai bambini, a non prendere per vero quello che le autorità dicono, ma di andare a controllare noi stessi, avere sempre spirito critico nei confronti di tutte le cose.

Grazie per le tue parole. Un grosso in bocca al lupo per la tua carriera!!

Grazie a voi. Per l’in bocca al lupo, rispondo con una citazione:

“I make my own luck.” (Io creo la mia fortuna)

Boris Puggia 

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