Proteggere i fragili – La sicurezza invisibile: cosa fare quando qualcuno resta indietro

Chi è Ivano Zamboni?
Ivano Zamboni è nato nel 1970 a Bussolengo, in provincia di Verona, ed è laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali.
Ha maturato un’esperienza di oltre trentacinque anni nell’Arma dei Carabinieri. Parallelamente ha dedicato molti anni al volontariato, iniziando come volontario e arrivando, nel tempo, a ricoprire per circa dieci anni la carica di presidente di un’associazione di Protezione Civile.
Questo percorso gli ha permesso di maturare esperienza nella gestione delle emergenze, nella pianificazione della sicurezza, nell’analisi del rischio e nel coordinamento dei team operativi.
Nel corso degli anni ha inoltre sviluppato una particolare attenzione verso la dimensione umana della sicurezza e verso le persone che, per condizioni permanenti o temporanee, possono trovarsi in una situazione di maggiore vulnerabilità.
Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
Tutto nasce da un’esperienza professionale.
A Zamboni viene chiesto da una società di formazione e consulenza nel settore della sicurezza di elaborare un progetto specifico dedicato alla sicurezza delle persone fragili nei grandi eventi, destinato alla formazione del personale di un noto istituto di vigilanza per conto di un importante gruppo bancario particolarmente attento a queste esigenze.
Quell’incarico diventa il punto di partenza di un percorso di riflessione e approfondimento.
Un progetto nato con una finalità formativa e operativa assume progressivamente una dimensione più ampia, fino a trasformarsi nel libro “Proteggere i fragili – La sicurezza invisibile: cosa fare quando qualcuno resta indietro”.

Perché ha sentito il bisogno di parlare proprio di fragilità?
Perché la fragilità non è necessariamente una condizione permanente.
Può essere temporanea, variabile e legata a fattori fisici, cognitivi, sociali o ambientali.
Una persona può trovarsi in difficoltà a causa di una disabilità, dell’età, di una malattia, di un trauma, di un momento di disorientamento o semplicemente perché, in una determinata situazione, non riesce a fare ciò che normalmente riuscirebbe a fare.
Da qui nasce una domanda fondamentale: siamo davvero capaci di accorgerci di chi rischia di rimanere indietro?
Per Zamboni, la sicurezza non può limitarsi agli aspetti tecnici, già ampiamente normati e applicati dai professionisti del settore. Deve comprendere anche la capacità di leggere il contesto e le persone, riconoscere i bisogni e adattare interventi e comportamenti.
Di cosa parla concretamente il libro?
Il libro propone una nuova visione della sicurezza, fondata sulla capacità di riconoscere e proteggere la fragilità quando emerge nei contesti quotidiani e nei grandi eventi.
L’obiettivo non è soltanto spiegare cosa fare durante un’emergenza, ma aiutare il lettore a sviluppare una maggiore capacità di osservazione.
Prima di poter intervenire, infatti, bisogna accorgersi che qualcuno ha bisogno di aiuto.
La sicurezza diventa così una responsabilità condivisa e non soltanto una competenza riservata agli specialisti.
Che cos’è il metodo REAGIRE?
Al centro del libro vi è REAGIRE, un acronimo ideato dall’autore e sviluppato come un percorso strutturato di azioni, pensato per affrontare le situazioni di fragilità in modo consapevole e concreto.
Le sette lettere di REAGIRE corrispondono a sette azioni tra loro collegate, che costituiscono il cuore operativo del metodo e vengono illustrate e approfondite nel corso del libro.
Un percorso che parte dall’osservazione di una situazione e conduce progressivamente verso una risposta consapevole.
È nel cuore del libro che il lettore scoprirà il significato di ogni passaggio e come il metodo REAGIRE possa trasformarsi da concetto a strumento concreto.

Il libro è rivolto soltanto a chi lavora nella sicurezza o “agli addetti ai lavori”?
No.
Uno degli obiettivi principali è proprio quello di andare oltre gli addetti ai lavori.
Il libro si rivolge ai professionisti della sicurezza, agli operatori, ai volontari e a chi lavora nell’emergenza, ma anche alle persone comuni.
Perché una situazione di fragilità può presentarsi ovunque: durante un evento, in un luogo pubblico, sul lavoro, a scuola, nello sport o nella vita quotidiana.
E non sempre chi si trova in difficoltà ha accanto un professionista.
A volte può esserci semplicemente un’altra persona che si accorge di ciò che sta accadendo e decide di non rimanere spettatrice.
Qual è il messaggio più importante che vorrebbe arrivasse ai lettori?
Probabilmente è quello racchiuso nella frase riportata sulla copertina:
“La vera sicurezza si misura da chi riesce a non lasciare indietro nessuno.”
Perché la fragilità non è sempre visibile e, in momenti diversi della vita, può riguardare chiunque di noi.
Proteggere qualcuno significa, prima di tutto, accorgersi che quella persona potrebbe avere bisogno di noi.
Che cosa significa, secondo lei, “non lasciare indietro nessuno”?
Non significa necessariamente portare tutti allo stesso punto o pretendere che tutti facciano le stesse cose nello stesso modo.
Significa creare le condizioni affinché ciascuno possa partecipare e affrontare una situazione nel modo più adeguato alle proprie possibilità.
È una distinzione importante: inclusione non significa necessariamente uguaglianza delle prestazioni, ma attenzione alle persone e alle loro esigenze.
La sicurezza inclusiva parte proprio da questo principio: leggere la realtà, riconoscere le differenze e agire in modo responsabile.

Perché ha scelto il titolo “Proteggere i fragili”?
Perché il concetto di fragilità è molto più ampio di quello che normalmente immaginiamo.
Spesso quando pensiamo a una persona fragile pensiamo immediatamente alla disabilità.
Ma la fragilità può essere molto più complessa e soprattutto può cambiare nel tempo.
Il libro vuole quindi invitare a guardare oltre ciò che è immediatamente visibile.
La vera sfida è riuscire a riconoscere anche quella “sicurezza invisibile” che nasce dall’attenzione, dalla capacità di osservare e dalla responsabilità verso gli altri.
Che cosa vorrebbe che accadesse dopo la lettura del libro?
Che il lettore iniziasse a guardare le situazioni quotidiane con occhi leggermente diversi.
Non necessariamente diventando un esperto di sicurezza, ma imparando a porsi qualche domanda in più:
Quella persona ha bisogno di aiuto?
Mi sono accorto di una difficoltà?
Posso fare qualcosa?
Come posso intervenire senza peggiorare la situazione?

Se il libro riuscisse a far nascere anche soltanto questa maggiore attenzione, avrebbe già raggiunto un obiettivo importante.
Una frase per concludere
“La sicurezza comincia quando qualcuno si accorge di te.”
È forse questo il senso più semplice di Proteggere i fragili: imparare a vedere chi rischia di rimanere indietro e trasformare quell’attenzione in un comportamento consapevole.
IL LIBRO di: Ivano Zamboni
Titolo: Proteggere i fragili –La sicurezza invisibile: cosa fare quando qualcuno resta indietro
https://www.calibanoeditore.com/libri/Proteggere_i_fragili_Ivano_Zamboni
Editore: Calibano
Intervista di: Giornalista, Michele Iannibelli
