Finisce 7-7 la sfida tra Ronaldinho & Friends e Copa Pelé al Wörthersee Stadion. Quattordici gol, grandi campioni e un pubblico entusiasta per una giornata che Paparazzi News ha vissuto e raccontato da vicino.
KLAGENFURT – Ci sono giocatori che appartengono alla storia del calcio e che, anche a distanza di anni dalle grandi notti negli stadi di tutto il mondo, conservano qualcosa di speciale.
Basta un pallone tra i piedi, un sorriso rivolto al pubblico, una giocata improvvisa e per qualche istante sembra che il tempo non sia mai passato.
Ronaldinho è uno di loro.
Sabato 26 settembre il Wörthersee Stadion di Klagenfurt ha ospitato il Ronaldinho’s Legends Cup, con la sfida tra Ronaldinho & Friends e Copa Pelé, terminata con uno spettacolare 7-7.
Quattordici gol, ma soprattutto tanti campioni che hanno dimostrato di avere ancora voglia di giocare e divertirsi.
Gli anni sono passati per tutti, naturalmente, ma dal vivo abbiamo visto uomini che non si sono risparmiati: hanno corso da una parte all’altra del campo, cercato il gol, costruito azioni, scherzato tra loro e regalato spettacolo fino all’ultimo minuto.
E poi c’era lui.
Ronaldinho.
Il sorriso è quello che tutti ricordiamo. Così come quel modo apparentemente semplice di stare con il pallone tra i piedi e di trasformare anche una partita tra leggende in qualcosa capace di coinvolgere uno stadio intero.
Per Paparazzi News, però, questa storia non è cominciata sabato pomeriggio al Wörthersee Stadion.
Era iniziata la sera precedente, a pochi chilometri da Klagenfurt, sulle rive del Wörthersee.
La nostra storia comincia la sera prima

È venerdì 25 settembre quando arriviamo a Pörtschach am Wörthersee, allo Schloss Seefels, dove in serata sono attesi Ronaldinho, alcuni dei campioni che parteciperanno all’evento, gli organizzatori e lo staff della delegazione.
Sappiamo che all’interno dell’hotel è prevista una cena riservata. Decidiamo quindi di rimanere nei pressi della struttura con la speranza di poter incontrare qualcuno dei protagonisti.
Comincia così una lunga attesa.
Passano i minuti, poi le ore. Vediamo arrivare e muoversi diverse persone legate all’evento e comprendiamo quanto sia articolata la macchina che accompagna una personalità internazionale come Ronaldinho.
Aspettiamo quasi tre ore.
Poi arriva il momento che speravamo.
Ronaldinho è a cena insieme al suo entourage. Con lui ci sono anche alcuni dei suoi compagni di gioco, campioni arrivati a Klagenfurt per partecipare al Legends Cup, oltre a suo fratello Roberto de Assis Moreira, ai componenti dello staff personale e alle persone impegnate nell’organizzazione e nella gestione dell’evento.
È una situazione particolare: a pochi metri da noi, seduti attorno allo stesso tavolo, ci sono uomini che per anni abbiamo visto negli stadi e in televisione e che soltanto poche ore dopo ritroveremo insieme sul terreno di gioco del Wörthersee Stadion.
Non vogliamo interrompere un momento privato e rimaniamo inizialmente a distanza.
Ma, dopo una lunga attesa, si presenta finalmente la possibilità di avvicinarci.
È Patrick Nicolò Iannibelli, Media Assistant e fotografo di Paparazzi News, a raggiungere Ronaldinho.
Il campione brasiliano è ancora seduto a tavola. Nonostante la cena e le persone che lo circondano, accoglie Patrick con disponibilità, le concede alcune foto insieme, poi prende il foglio e la figurina che gli viene presentata e le autografa.
È un incontro di pochi istanti, ma per noi rappresenta già uno dei ricordi più belli di questa trasferta.
Non soltanto per l’autografo.
Da così vicino abbiamo la possibilità di vedere un Ronaldinho lontano dal terreno di gioco e dalle tribune: tranquillo, circondato dalle persone che lavorano con lui, ma ancora disponibile verso chi gli si avvicina con rispetto.
La serata ci permette inoltre di osservare qualcosa che normalmente rimane fuori dalle fotografie del giorno successivo: il lavoro dello staff che accompagna Ronaldinho.
C’è suo fratello Roberto, ci sono i componenti della delegazione, gli organizzatori e diverse persone che si muovono attorno al gruppo coordinando ogni dettaglio.
Dietro l’arrivo di un campione, dietro una cena, un trasferimento, un ingresso allo stadio e infine una partita, c’è il lavoro di molte persone che il pubblico quasi mai vede.
Quando lasciamo lo Schloss Seefels è ormai sera inoltrata.
Abbiamo aspettato quasi tre ore per un incontro durato pochi minuti.
Ne è valsa la pena.
Ma il Ronaldinho che abbiamo appena visto seduto tranquillamente a tavola, poche ore dopo lo ritroveremo in uno scenario completamente diverso.
Davanti a lui non ci sarà più una sala riservata.
Ci sarà uno stadio ad aspettarlo.
Sabato: si accende il Wörthersee Stadion
Il giorno successivo lo scenario cambia completamente.
Quando arriviamo al Wörthersee Stadion, l’atmosfera della sera precedente lascia spazio a quella del grande evento.
Sugli spalti ci sono famiglie, appassionati, ragazzi e bambini. Tantissimi telefoni sono pronti a immortalare un uomo che per un’intera generazione ha rappresentato fantasia, tecnica e divertimento applicati al calcio.
Ma intorno a Ronaldinho c’è una squadra che sembra uscita da un album dei ricordi.
Con lui troviamo campioni come Wesley Sneijder, Maicon, Hernanes, Ronald de Boer, Juan Pablo Sorín, Giorgos Karagounis, Valter Birsa e Marcos Tavares.
Dall’altra parte Copa Pelé schiera tanti protagonisti che hanno scritto pagine importanti del calcio austriaco.
Poi arriva il momento che tutti aspettavano.
Ronaldinho entra in campo.
Gli applausi aumentano e migliaia di telefoni si alzano dalle tribune.
Ma una volta iniziata la partita succede qualcosa che ci piace particolarmente.
Non vediamo ex calciatori entrati in campo soltanto per farsi fotografare.
Vediamo una partita vera.
Con ritmi inevitabilmente diversi rispetto agli anni delle grandi competizioni, ma con la stessa voglia di arrivare sul pallone, cercare il compagno, tentare una giocata e soprattutto segnare.
E di gol, quel pomeriggio a Klagenfurt, ne arriveranno parecchi.
Quattordici.
Gol, sorrisi e ancora tanta classe
Ronaldinho & Friends parte forte.
Hernanes apre le marcature, seguito da Marcos Tavares. Poi arriva il momento di Wesley Sneijder, che durante la partita dimostrerà di avere ancora un piede capace di inventare traiettorie spettacolari.
E naturalmente non poteva mancare il gol dell’uomo più atteso.
Ronaldinho va sul dischetto e segna su calcio di rigore.
Ma uno dei momenti più belli e curiosi della giornata arriva quando entra in campo il figlio di Wesley Sneijder.
Pochi minuti e accade qualcosa che probabilmente ricorderà per tutta la vita: segna anche lui.
Padre e figlio entrambi a segno nella stessa partita, nello stesso stadio e in una giornata trascorsa accanto ad alcune delle più grandi stelle del calcio internazionale.
A completare le sette reti di Ronaldinho & Friends arrivano anche Giorgos Karagounis e il secondo gol di Wesley Sneijder.
Copa Pelé, però, non ha nessuna intenzione di fare da semplice comparsa.
Gli austriaci rispondono colpo su colpo e quando sembra che Ronaldinho & Friends possa portare a casa la partita, comincia la rimonta.
Si arriva così agli ultimi istanti con il risultato ancora aperto.
E proprio nell’ultima azione Jakob Jantscher trova il gol del 7-7.
Il tabellone racconta perfettamente la giornata:
Ronaldinho & Friends 7 – Copa Pelé 7.
Ma il risultato, alla fine, è quasi secondario.
Quando l’entusiasmo supera il limite
Durante la seconda parte della partita accade però qualcosa che cambia per alcuni minuti l’atmosfera della festa.
Alcuni spettatori riescono a raggiungere il terreno di gioco e corrono verso Ronaldinho.
Il brasiliano inizialmente reagisce con la disponibilità mostrata per tutta la giornata: si ferma, accetta il contatto con i primi ragazzi arrivati fino a lui e concede loro quel momento tanto desiderato.
Ma nel giro di poco la situazione cambia.
Altri spettatori raggiungono il campo e Ronaldinho si ritrova circondato.
Qualcuno cerca una fotografia, altri tentano di abbracciarlo, altri ancora lo trattengono con troppa insistenza.
Da dove ci troviamo vediamo chiaramente la difficoltà nel contenere la situazione.
In mezzo alla confusione abbiamo anche l’impressione che Ronaldinho accusi un fastidio nella zona del collo. Non possiamo sapere se si sia realmente fatto male e non sarebbe corretto trasformare un’impressione in una certezza.
Quello che possiamo raccontare, perché lo abbiamo visto, è ciò che succede subito dopo.
Ronaldinho decide di lasciare il terreno di gioco.
E lo fa senza scenate e senza reazioni plateali.
Si incammina lentamente verso bordo campo, continuando a salutare e ringraziare il pubblico.
Poi accade qualcosa di bellissimo.
Lo stadio si alza in piedi.
Parte una lunga standing ovation per Ronaldinho.
Per qualche istante la partita passa completamente in secondo piano.
C’è soltanto un campione che cammina verso l’uscita e un pubblico che gli restituisce, attraverso gli applausi, una piccola parte delle emozioni che lui ha regalato al calcio per tanti anni.
La partita poi riprende.
Ma quell’immagine rimane.
Una giornata tra le leggende
Il fascino del Legends Cup è stato anche quello di poter vedere insieme, nello stesso terreno di gioco, calciatori provenienti da epoche, nazioni e storie sportive differenti.
Accanto a Ronaldinho sono scesi in campo nomi come Wesley Sneijder, Maicon, Ronald de Boer, Juan Pablo Sorín, Hernanes, Valter Birsa, Giorgos Karagounis e Marcos Tavares, insieme agli altri componenti della selezione internazionale.
Dall’altra parte, Copa Pelé ha riunito numerosi protagonisti del calcio austriaco, tra cui Robert Almer, Wolfgang Knaller, Christopher Dibon, Herbert Gager, Ronald Gercaliu, Mario Haas, Andreas Herzog, Jakob Jantscher, Florian Klein, Ümit Korkmaz, Sanel Kuljic, Michael Liendl, Stefan Maierhofer, Wolfgang Mair, Günter Neukirchner, Jürgen Patocka, Anton Pfeffer, Gilbert Prilasnig, Paul Scharner, Joachim Standfest, Gerald Strafner, Markus Suttner e Patrick Wolf, con Anton Polster, Peter Pacult e Walter Schachner tra le figure di riferimento della squadra.
Una concentrazione di nomi e di storie calcistiche difficile da ritrovare in una sola giornata.
Ma soprattutto abbiamo avuto la sensazione che si stessero divertendo davvero.
E quando chi è in campo si diverte, inevitabilmente finisce per divertirsi anche chi guarda.
Il nostro grazie a chi lavora dietro le quinte
Un evento di queste dimensioni non nasce nel pomeriggio in cui si aprono i cancelli dello stadio.
Dietro ci sono organizzazione, trasferimenti, sicurezza, rapporti con i giocatori, media, sponsor e tantissime persone che lavorano mentre l’attenzione del pubblico è inevitabilmente rivolta ai campioni.
Per questo Paparazzi News desidera complimentarsi con l’organizzazione del Ronaldinho’s Legends Cup e con tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.
Un ringraziamento particolare vogliamo rivolgerlo anche allo staff personale di Ronaldinho, a suo fratello Roberto de Assis Moreira e a tutti i componenti della delegazione che lo hanno accompagnato durante la permanenza in Carinzia.
Abbiamo avuto modo di osservarne il lavoro già durante la cena della sera precedente e poi nuovamente allo stadio.
Non conosciamo il nome di tutti e proprio per questo preferiamo non attribuire ruoli o identità senza averne certezza.
Ma li abbiamo visti lavorare.
E ci sembra giusto ricordare anche loro.
Un ringraziamento va infine allo staff media e al Press Officer Marko Loibnegger per il lavoro svolto durante l’evento e per l’assistenza riservata agli operatori dell’informazione.
Il risultato sul tabellone, il ricordo nella memoria
Alla fine il tabellone del Wörthersee Stadion dice:
7-7.
Quattordici gol.
Ma tornando a casa ci rendiamo conto che i numeri raccontano soltanto una piccola parte di ciò che abbiamo vissuto.
Rimane l’attesa di quasi tre ore della sera precedente.
Rimane Patrick davanti a Ronaldinho mentre il brasiliano firma il suo autografo.
Rimangono i campioni seduti insieme a cena e, poche ore dopo, di nuovo insieme su un campo da calcio.
Rimane il figlio di Sneijder che segna mentre suo padre è lì con lui.
Rimangono i gol, le risate, gli applausi.
E soprattutto rimane quell’ultima immagine.
Ronaldinho che cammina lentamente verso bordo campo mentre il Wörthersee Stadion si alza in piedi per applaudirlo.
Perché alcune leggende non hanno bisogno di vincere una partita per ricordarci chi sono.
A volte basta un pallone.
Un sorriso.
E uno stadio che, ancora una volta, pronuncia il loro nome.
Paparazzi News era lì.
Testo e reportage: Paparazzi News Universus
Michele Iannibelli – Editore e Giornalista
Patrick Nicolò Iannibelli – Media Assistant / Photo


















